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È record per le esportazioni di sakè nel mondo (ancora una volta)

Per l’undicesimo anno consecutivo il fermentato di riso giapponese segna una crescita nelle esportazioni, rappresentando il 35% del totale delle bevande alcoliche nipponiche a oltrepassare il confine. Ecco nel dettaglio quali sono i Paesi protagonisti delle esportazioni di sakè.

Le cifre delle esportazioni di sakè

24,1 miliardi di yen, ovvero quasi 190 milioni di euro. Questa la cifra delle esportazioni di sakè registrata nel 2020, che aumenta in positivo del 3,1% secondo i dati di Sakè Experience Japan, segnando un nuovo record per l’undicesimo anno di fila.

È da più di un decennio, infatti, che i numeri del sakè sono in crescita (nel 2010 il valore era di 8,5 miliardi di yen) e superano ogni anno quelli del precedente, confermando la predilezione del fermentato da parte dei mercati di tutto il mondo.

Un risultato veramente inaspettato, considerando che il primo trimestre del 2020 ha fatto temere una chiusura in negativo, con un netto calo delle vendite a causa dell’impatto del Covid-19.

Record esportazioni sakè Coqtail Milano
Ripartizione dell’esportazione di sakè nel 2020: i primi 15 Paesi
Rielaborazione in € da “Trade Statistics, Japanese Ministry of Finance”

Scendono i consumi di sakè negli States

Infatti è stato negli USA, da sempre maggior importatore del fermentato di riso, che nei primi mesi dell’anno si è registrato un -80% di vendite rispetto al 2019.

Tutta colpa delle chiusure forzate di cocktail bar e ristoranti, che tuttavia hanno dato notevole impulso alle vendite online, soprattutto tra settembre e dicembre.

Bilanciando perdite e dati postivi, il mercato americano ha chiuso il 2020 con un -25% nel valore delle esportazioni di sakè, piazzandosi al terzo posto nella classifica dei maggiori player per l’export nipponico.

Cresce il mercato asiatico con un record di esportazioni di sakè

Il mercato asiatico, oltre a resistere ai segnali negativi della pandemia, è cresciuto in maniera esponenziale.

Hong Kong, ad esempio, è stata la prima destinazione del fermentato giapponese, per un totale di 3,65 milioni di bottiglie. Un dato incredibile se si pensa che la popolazione conta 7,5 milioni di unità. Praticamente, a Hong Kong, un cittadino su due ha consumato sakè nel corso del 2020.

Al secondo posto nei “big” dell’esportazione c’è la Cina che, dopo una timida partenza tra febbraio e maggio, ha aumentato notevolmente la richiesta del fermentato di riso a partire da primavera inoltrata. Infatti, sul marketplace Tmall (una sorta di Amazon cinese) la parola sakè è stata cercata 300 mila volte durante lo scorso anno.

Il sakè in Europa non decolla a causa della pandemia

Infine, se il mercato asiatico va a gonfie vele, il 2020 è stato un anno difficile per i consumi di sakè nel vecchio continente. Nonostante la diffusione della sua cultura di consumo, la mancanza di richiesta da parte di ristoranti e cocktail bar, in Europa non è stata compensato da altri canali.

Uno stop che mina i dati incoraggianti presentati dal report Sake Market & Industry Analysis Regional forecast 2019-2026 di Fortune Business Insight, che prevedevano un’impennata della domanda di sakè in Europa. Solamente nel 2018 il valore dei suoi consumi si attestava sui 78 milioni di euro, destinati a triplicare entro il 2026. Una battuta d’arresto di cui solo il 2021 potrà mostrare l’effettiva entità.

Sarà un trend momentaneo oppure il sakè (consumato da fasce di età sempre più alte) in Europa cederà il passo ad altri prodotti alcolici giapponesi come shochu e awamori?

Fonti: Sake Experience Japan, Drinks International, Fortune Business Insight