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Julio Bermejo, il super ambasciatore del tequila

“La mia carriera si è mossa essenzialmente lungo un solo binario e puntando verso un’unica direzione, il tequila”: a parlare è Julio Bermejo, che molti considerano l’ambasciatore definitivo del distillato messicano. Tutti lo conoscono, tutti lo stimano, moltissimi cantano le lodi del suo cocktail, il Tommy’s Margarita.

Chi è Julio Bermejo

Julio Bermejo nasce a San Francisco da Elmy e Tomas Barmejo. Qualche anno prima i suoi genitori erano emigrati dallo Yucatan e nel 1965 avevano aperto un ristorante di cucina messicana destinato a entrare negli annali della mixology: il Tommy’s (dal nome americanizzato di Tomas Barmejo).

Il locale nasce a conduzione famigliare e continua a esserlo ancora oggi. Del resto, le occasioni di soddisfazione non mancano e gli affari vanno a gonfie vele. Merito della buona cucina e dell’atmosfera amichevole, ma soprattutto dell’opera di Julio Bermejo. È lui a trasformare il Tommy’s in un tempio del tequila e a imporlo all’attenzione mondiale grazie all’invenzione del Tommy’s Margarita (avvenuta nel 1989 o nel 1990, Julio non ricorda esattamente quando).

Una vita all’insegna del tequila

La nascita negli Stati Uniti non gli impedisce frequentissime visite nello Yucatan. Durante uno di questi viaggi assaggia per la prima volta il tequila fatto con il 100% di agave. Il disciplinare messicano permette di chiamare tequila un distillato ottenuto con almeno il 51% di agave, e consente l’aggiunta di alcol e zuccheri di origine differente. La massima qualità si ottiene però quando c’è solo agave, senza altri ingredienti.

Ed è quest’ultima versione che fa innamorare perdutamente Julio Bermejo: “Ciò che è iniziato come un esperimento di gioventù si è trasformato nella passione di una vita”. La chiusura del cerchio è l’incontro con alcune delle maggiori personalità del settore. Bermejo elenca Don Felipe Camarena, Guillermo Romo de La Peña, Fernando Gonzales, Don Mario Gomez e Don Guty Sanchez.

“Questi gentiluomini hanno accolto un giovane novellino che sapeva ben poco e hanno condiviso la loro passione per tutto ciò che riguarda l’agave, Jalisco e la qualità. Grazie a questi titani la tequila mi ha colpito e affondato. Per i successivi sedici anni avrei visitato Jalisco ogni sei settimane”, ha dichiarato in un’intervista in occasione dei TAG Global Spirits Awards.

Julio Bermejo, al timone del Tommy’s

La passione e la conoscenza spingono Julio Bermejo a un cambio di marcia. A metà degli anni Ottanta decide che il ristorante di famiglia servirà esclusivamente tequila 100% agave. Le bottiglie di minor pregio vengono cestinate e al loro posto iniziano a comparire decine di marchi. Alcuni rari, altri rarissimi: una collezione che diventa la più grande al di fuori del Messico e che spinge il Wall Street Journal a definire il Tommy’s “l’epicentro del tequila negli Stati Uniti”.

Il tassello definitivo è l’invenzione del Tommy’s Margarita, twist che mette sugli scudi la tequila reposado (ovviamente di solo agave) e che rappresenta l’impulso finale verso la fama globale.

Verso la fama mondiale

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Gli snodi cruciali dell’ascesa sono tre. Il primo: nel 1997 Tony Abou-Ganim, pezzo grosso della mixology, entra al Tommy’s. Si accomoda al bancone e chiede a Julio di illustrargli cosa fa e come lo fa. Quando un faro del bartending si comporta in questo modo, c’è qualcosa di grosso che bolle in pentola.

Secondo gradino: l’interesse nei suoi confronti diventa internazionale. Dre Masso e Henry Besant lo invitano ai primi London Bar Show. Siamo all’inizio degli anni Duemila, e in una di queste occasioni Julio si ritrova sul palco accanto a Dale deGroff e Salvatore Calabrese, due icone assolute: “Io ero chiaramente l’anello debole del terzetto, ma mi sono sentito comunque pieno d’orgoglio”. Il medesimo ambiente lo porta a una festa privata. Qui incontra Dick Bradsell: “Non solo sapeva chi fossi, ma mi ha chiesto di preparargli un Tommy’s Margarita! Non riuscivo a credere che mi conoscesse, e gli ho chiesto in cambio un Bramble“.

Infine il terzo tassello della fama globale: nel 2003 il governatore di Jalisco e la Cámara Nacional de la Industria Tequilera (CNIT) lo nominano ambasciatore del tequila per gli USA.

Premi, premi e ancora premi per Julio Bermejo

Presto iniziano a fioccare i riconoscimenti che contano. Nel 2008 il Tommy’s Margarita diventa il primo cocktail di un bar a essere incluso nella lista ufficiale IBA. E nel 2009 il Tommy’s Restaurant compare nella classifica dei 50 migliori locali al mondo. Lo farà anche nel 2011, 2013, 2015, 2017 e 2018. E nel 2016 sarà messo sugli allori da Tales of the Cocktail, grazie alla sua selezione di spiriti.

Julio Bermejo riceve due premi alla carriera: uno nel 2014 (l’Helen David Award di Tales of the Cocktail) e l’altro nel 2017 (l’Industry Icon Award di Drink International).

Ultimi dettagli: Julio è un tifoso di calcio e baseball, adora viaggiare e ha visitato quasi cento paesi nel mondo. Ha assistito dal vivo alle ultime dieci finali dei mondiali di calcio e dal 2014 produce un tequila tutto suo grazie al marchio L & J (dalle iniziali sue e della moglie Lily).