5 cocktail nati durante il Proibizionismo

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Il 16 gennaio il mondo festeggia il National Prohibition Act, la legge entrata in vigore negli Stati Uniti nel 1920 che getta le basi della storia della mixology. Qui, i cocktail del proibizionismo arrivati fino a oggi, tra classici e rivisitazioni

Prendete i bar nascosti, bui e fumosi dove poter entrare solo con la parola d’ordine. Aggiungete degli Spirit ottenuti di contrabbando e mescolate il tutto fino ad ottenere dei cocktail, come il Sidecar, il Pink Lady, il Long Island Iced Tea, il French 75 o il Mary Pickford, creati ad hoc per mascherare distillati (spesso di qualità scadente) agli occhi della legge e renderli migliori al gusto.

Ecco, questi sono gli ingredienti principali che hanno fatto sì che il Proibizionismo americano gettasse le basi della storia della mixology mondiale. Come?

La storia del Proibizionismo

Partiamo dall’inizio. Con il National Prohibition Act, ovvero la legge in vigore dal 1920 al 1933, gli Stati Uniti pongono divieti e restrizioni sulla commercializzazione e l’uso degli alcolici in misura superiore allo 0,5% di alcol per volumi.

Il blocco di 13 anni pone il divieto all’importazione di alcol anche dall’estero facilitando in questo modo la nascita di prodotti di contrabbando per mano di bande criminali che alimentano la crescita della produzione e della vendita al mercato nero di gin e whisky bianco (ossia una sorta di vodka di segale e mais non invecchiata) spesso al limiti della bevibilità ma che miscelati nei cocktail risultano apprezzabili fino a diventare i drink più bevuti all’interno degli speakeasy tra chi può permettersi di entrarvi e pagare.

I drink degli Speakeasy

Fino al 1933 anche i cocktail a base rum e tequila, distillati nei Caraibi e fatti sbarcare di contrabbando poi sulle coste degli Stati Uniti, prendono campo illegalmente nei bicchieri dei locali segreti dando origine, insieme agli altri spirit miscelati in gran segreto, a cocktail geniali diventati dei classici nel lungo termine usando prodotti d’eccellenza ancora oggi impiegati nei migliori bar del mondo.

I cocktail del Proibizionismo

Ed è per questo che drink come il Sidecar, il Mary Pickford, il Long Island Iced Tea, Pink Lady o il French 75 (come altri ancora) non sono stati dimenticati, anzi. Hanno dato modo ai barman e ai nuovi bartender, ovvero coloro che dietro al bancone dettano le tendenze alcoliche, di poter sperimentare e migliorare creando sempre nuovi cocktail. Ma vediamone insieme 5 che hanno fatto la storia del bartending.

Il Sidecar

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Perfetto come aperitivo, il Sidecar è un classico dalle origini contrastanti preparato con Cognac, Cointreau o Triple sec e succo di limone. Definito un fuoriclasse è molto facile da eseguire. La ricetta non prevede infatti grandi difficoltà: uniti gli ingredienti nello shaker vengono mescolati prima con il ghiaccio e poi serviti filtrati in un bicchiere bordato di zucchero. Il contrasto e l’equilibrio dolce-acido lo rendono un drink che non stanca mai.

Cocktail del proibizionismo – Mary Pickford

Arte della miscelazione e del grande schermo si fondono nel Mary Pickford, il drink dedicato alla star americana del cinema muto poi riconosciuto come cocktail IBA dal 1961. Questa la sua storia seppur romanzata.

Nella San Francisco degli anni ’20 un barman dedica alla già nota attrice (che nel 1930 verrà premiata con l’Oscar) un drink che prevede rum, succo d’ananas, maraschino e granatina. Il successo della celebrità di Hollywood sarà il volano per questo cocktail ancora oggi replicato.

Cocktail del proibizionismo – Long Island Iced Tea

Si dice, tra le varie leggende, che durante il Proibizionismo americano, il Long Island Iced Tea fosse servito negli speakeasy con estrema facilità grazie al suo colore che ben camuffava l’alcol all’interno di caraffe in cui i vari distillati erano mischiati allo zucchero, al limone e alla Coca Cola per simulare il tè freddo. Qualunque sia la sua origine, bevuto quale drink estremamente rinfrescante, oggi trova ancora degli estimatori ma con qualche variante a seconda della fantasia del bartender.

Pink Lady

L’origine esatta del cocktail Pink Lady non si conosce, ma alcuni attribuiscono la sua invenzione all’architetto Elsie de Wolfe, mentre altri lo associano al musical di Broadway interpretato dall’attrice Hazel Dawn, nota anche come “The Pink Lady”.

Durante il periodo del Proibizionismo, il cocktail consolida la sua popolarità tanto che nel noto Southern Yacht Club di New Orleans viene rivisitato come Pink Shimmy. Gli ingredienti? Gin, Triple sec, succo di limone e granatina.

Cocktail del proibizionismo – French 75

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Classico dei classici, intramontabile e di grande stile, il French 75 è uno sparkling che contiene gin, succo fresco di limone, 1 cucchiaino di zucchero e Champagne. Dopo averlo shakerato viene servito in una flûte e colmato aggiungendo ancora bollicine.

La prima ricetta scritta è del 1930, l’anno della pubblicazione del Savoy Cocktail Book di Harry Craddock, la bibbia dei drink che fa risalire il nome al cannone 75 mm Modèle 1897, un pezzo di artiglieria francese progettato e usato dall’Esercito d’Oltralpe quale il pilastro dell’artiglieria nazionale. Anche se si dice che Harry Macelhone, proprietario nel 1915 del Harry’s American Bar di Parigi, sia il suo vero inventore, quando si assapora un ottimo French 75 si ringrazia soltanto il genio che lo ha preparato in quel momento.