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Approvato il nuovo disciplinare del whisky giapponese

A partire da Aprile 2021, non tutti i distillati di cereali oggi riconosciuti come whisky giapponesi potranno conservare la propria denominazione. Il nuovo disciplinare della Japan Spirits and Liqueurs Makers Association ha infatti sancito precise norme di produzione, imbottigliamento e invecchiamento, da seguire per identificare uno spirito con il nome di whisky giapponese.

Distillati di cereali giapponesi, ecco le nuove regole sulla produzione

Sono passati 98 anni da quando la prima distilleria di whisky giapponese ha aperto i battenti, nel 1923. Da quel momento a oggi, eccetto alcune regolamentazioni pubblicate negli anni ’50, la produzione del distillato di cereali nel Sol Levante non ha mai dovuto sottostare a limitazioni troppo rigide.

Infatti, sebbene la definizione di “whisky giapponese” sia contenuta nel Liquor Tax Act nazionale, fino a pochi giorni fa non esisteva nessun disciplinare che definisse in maniera univoca i metodi di invecchiamento, i luoghi di produzione e la percentuale minima di alcol da garantire al momento dell’imbottigliamento.  

Ciascun produttore è da sempre libero di marcare il suo prodotto come whisky giapponese, compresi coloro che invecchiano e imbottigliano il distillato in Paesi ben lontani dal territorio nipponico.

L’entrata in vigore del disciplinare sul whisky giapponese

Con l’anno nuovo arrivano interessanti novità per il distillato di cereali del Sol Levante. La Japan Spirits and Liqueurs Makers Association, infatti, ha reso noto il nuovo disciplinare che farà chiarezza sulle regole per la produzione di whisky giapponese.

L’entrata in vigore ufficiale è prevista per il 1 aprile 2021, ma i produttori avranno tempo fino al 31 marzo del 2024 per adeguarsi alle nuove norme.

Come avviene per lo scotch whisky, è stato stabilito che l’intero processo di produzione dovrà essere completato sul territorio giapponese. Dalla fermentazione, alla distillazione, all’invecchiamento di minimo 3 anni, fino all’imbottigliamento.

Il nuovo disciplinare del whisky giapponese

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In definitiva, tra meno di due mesi, il whisky giapponese (o whiskey giapponese) potrà essere definito tale solo se rispetta i seguenti requisiti.

Materie prime

È consentito l’impiego di cereali maltati, altri cereali e acqua provenienti esclusivamente dal Giappone ed è obbligatorio utilizzare grani maltati per la produzione.

Metodo di produzione

Produzione

Saccarificazione, fermentazione e distillazione devono essere eseguiti in una distilleria del territorio giapponese. La percentuale di alcool al momento della distillazione non può superare il 95%.

Invecchiamento

Il distillato nipponico matura esclusivamente all’interno di botti in legno, dalla capacità non superiore ai 700 litri, per almeno 3 anni. Il processo di invecchiamento deve avvenire rigorosamente in Giappone.

Imbottigliamento

Il whisky giapponese può essere imbottigliato solamente nel Paese del Sol Levante e deve avere una gradazione di almeno 40%.

Altre indicazioni

È consentito l’impiego di colorante al caramello

Etichette di whisky giapponese: cosa si potrà fare e cosa no

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Tutti i produttori che per qualche motivo non rispetteranno le regolamentazioni sancite dal disciplinare, non potranno definire il proprio prodotto Nihon o Japanese whisky.

Allo stesso modo, se dovesse mancare una sola delle caratteristiche indicate dalla Japan Spirits and Liqueurs Makers Association, anche le etichette non potranno contenere nomi di:

  • persone
  • città
  • montagne
  • fiumi
  • luoghi celebri
  • personaggi famosi

che ricordino in qualche modo il Giappone.

Attenzione anche all’uso della bandiera giapponese o di qualsiasi elemento grafico che associ un distillato di cereali alla terra del Sol Levante, se questo non sarà conforme al nuovo disciplinare.

Fonti Drinks International, Research Gate, Drink Magazine Asia