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Julie Reiner, la regina hawaiiana dei cocktail

Purtroppo sono poche le donne che appartengono di diritto all’élite della mixology: Julie Reiner è una di loro. È stata la forza motrice dietro locali di prestigio, ha vissuto in prima linea la cocktail renaissance e ancora oggi è tra i personaggi più influenti della bar industry. Non a caso il suo nome compare regolarmente fra coloro che hanno riportato in auge il bere di qualità. Parliamo di gente del calibro di Dale DeGroff, Dick Bradsell, Sasha Petraske e Audrey Saunders. Già solo essere in loro compagnia rappresenta un biglietto da visita autorevolissimo.

Julie Reiner, dalle Hawaii a San Francisco

Reiner è originaria delleHawaii. Curiosamente, c’è molta imprecisione intorno al luogo e alla data di nascita. Nel primo caso si parla dell’isola di Oahu, senza specificare oltre. Nel secondo caso nessuno ha ancora chiarito se si tratta del 1973 oppure del 1974. Non che sia fondamentale saperlo, ma è comunque un’incertezza insolita.

Ciò che conta è che a un certo punto la famiglia si trasferisce in Florida, dove Julie Reiner si laurea. L’esperienza complessiva è però deludente. Colpa del contrasto fra l’isola natale e la città degli studi. In un’intervista pubblicata su Difford’s Guide, racconta che “le Hawaii sono probabilmente lo stato più multiculturale degli Stati Uniti, mentre in Florida sono stata sopraffatta dal razzismo, dal sessismo e dall’omofobiaimperanti”.

Appena presa la laurea Reiner impacchetta le sue cose, le carica in auto e guida sino a San Francisco: “Sapevo che era una città liberal e gay friendly. Appena arrivata è stato come passare dalla notte al giorno. Mi sono sentita a casa“. Ed è qui che inizia la scalata verso l’olimpo della mixology.

L’esordio come bartender

Reiner si forma sul campo. I primi cocktail li prepara dietro il bancone del The Red Room (ora chiuso): “Stavo frequentando la manager e lei mi ha insegnato come fare i drink“. Il talento c’è, l’energia pure e così arriva l’occasione di migrare presso l’Asia SF, leggendario locale frequentato da drag e transgender: “Di fatto il bar era una passerella, e io ero nello stesso tempo bartender e parte dello show“.

A San Francisco Reiner conosce Susan Fedroff, che sposerà nel 2002 e insieme alla quale avrà una figlia. Un giorno Fedroff ottiene un posto nella scuola di specializzazione dell’università di New York e Reiner decide di seguirla: “Non ci ero mai stata, ma avevo 26 anni e ho pensato: se non lo faccio ora non lo farò mai più. Amavo San Francisco, ma avevo ancora voglia di avventure“.

Il trionfo di Julie Reiner

Il trasferimento si rivela determinante. Reiner inizia a lavorare al C3 Lounge e viene notata da Dale DeGroff, che la prende sotto la propria ala e la presenta a un’altra sua protégé: Audrey Saunders. Siamo agli inizi della cocktail renaissance. In quel momento selezionare materie prime non è necessario, utilizzare frutta fresca tanto meno, l’esecuzione precisa delle ricette è decisamente un optional. Fare l’esatto contrario sembra assurdo, ma Reiner e compagnia perseguono quella strada con caparbietà. E vincono la scommessa.

Julie diventa il cuore pulsante di posti come Flatiron Lounge (aperto nel 2003), Pegu Club (2005, con la gestione affidata a Saunders) e Clover Club (2008). Locali che aprono con recensioni stellari e compaiono nelle liste dei migliori al mondo.

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Il suo nome diventa famoso, le sue ricette spuntano sui principali magazine, la sua azienda di consulenza (Mixtress Consulting) va alla grande. Scrive pure un libroche vende copie in quantità: si intitola The Craft Cocktail Party: Delicious Drinks for Every Occasion (2015). E si impegna in modo particolare nella formazione di bartender donna, allo scopo di rompere una tradizione in larga parte al maschile.

Gli impegni come madre la fanno rallentare un po’, ma non le fanno mollare il colpo. Julie Reiner dice che uno dei suoi successi più grandi è stato “bilanciare lavoro e vita privata in un business che non ti aiuta ad avere una famiglia. Non è stato facile, ma siamo riuscite a mantenere la nostra reputazione nel mondo dei bar e a crescere una figlia“. Recentemente, Reiner ha partecipato come giudice alla prima edizione di Drink Masters, programma in streaming su Netflix.

Ragione in più per celebrarla fra le poche persone che appartengono all’olimpo della mixology.

Immagini courtesy Netflix