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Campari Bartender Competition X Edition, una sfida ricca di emozioni

Si chiude il sipario sulla decima edizione della Campari Bartender Competition X Edition, la sfida che ha visto mettersi in gioco, sul palco della finalissima, i migliori nuovi talenti della mixology italiana. Un vero spettacolo, quello realizzato nella sede di Campari Group di Sesto San Giovanni, dove emozioni, energia e vibrazioni positive hanno tenuto banco per quasi due ore no stop.

Campari Bartender Competition X Edition, la serata di gala

Dietro ogni cocktail vincente c’è un’arte sottile, una maestria affinata e una passione che trasforma gli ingredienti della ricetta in un’esperienza memorabile. È questa passione che prende vita, ogni anno, brillando sotto i riflettori della Campari Bartender Competition. Quest’anno più che mai, con una serata finale di gala che è stata davvero entusiasmante, grazie a Campari Academy, capitanata dal manager Nicola Scarnera, tutti i giudici intervenuti e ai finalisti che hanno dato il meglio di sé in ogni istante.

Good vibes, un minuto dopo l’altro

Emozioni a mille per Alessandro D’Alessio del Rita’s Tiki Room di Milano che ha trionfato sugli altri due finalisti dopo una presentazione del suo cocktail Linea Rossa. Non meno appassionati, Andrea Pace del Drink Kong di Roma, arrivato a posizionarsi sul secondo gradino del podio ed Edoardo Cipriani del The Soda Jerk di Verona, giunto al terzo posto. Dodici minuti per ciascuno per aggiudicarsi il titolo di Bartender of The Year 2024 e per dimostrare a un pubblico di centinaia di persone di aver raggiunto una tappa importante della propria carriera.

Una giuria degustativa d’onore

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A valutare ognuno dei tre finalisti, una giuria degustativa, con la novità per quest’anno anche di un esperto di food pairing, composta soprattutto dai protagonisti del mondo del bartending contemporaneo che a fine premiazione hanno rivelato le loro sensazioni e l’importanza, secondo il loro punto di vista, della partecipazione alla Competition.

E chi meglio dei giudici, con una visione privilegiata su ogni dettaglio, poteva valutare e spiegare i momenti più importanti della Campari Bartender Competition X Edition? A rispondere Salvatore Calabrese “The Maestro”, guru della mixology, Leonardo Leuci bar owner e bar consultant del Jerry Thomas Project, Giulia Cuccurullo, head bartender dell’Artesian di Londra e Giorgio Bargiani assistant director of mixology al The Connaught, che insieme Alessandra Rubini, chef di Alma (di cui Campari Academy è Educational Partner) e Bruno Malavasi, master of botanicals Campari Group, facevano parte della giuria degustativa con l’aggiunta del giudice tecnico Samuele Ambrosi, titolare di CloakRoom, CloakLab e Boss Hogg a Treviso.

Campari Bartender Competition X Edition, crescita personale e professionale

Partecipare alla Campari Bartender Competition implica mettersi alla prova e imparare dai migliori. Sono tanti i momenti formativi in cui ogni partecipante acquisisce nuove tecniche e perfeziona le proprie competenze. La crescita professionale che ne deriva è inestimabile.

«Ci sono le gare e ci sono le Competition. Le prime ti mettono in gioco come professionista e basta, le seconde ti fanno entrare in sfida anche con te stesso. Ti regalano l’occasione per trovare l’incentivo a creare qualcosa di grande. Quando un bartender crea un menu, la prima cosa che fa è sognare quei sapori, quegli ingredienti e poi quei cocktail che lo completeranno. Come una melodia. Campari per me è stato sempre il suono armonico che ha composto i migliori cocktail. Per questi ragazzi che hanno partecipato alla Competition è stata la vibrazione positiva che li ha guidati fino a qui», ha spiegato Salvatore Calabrese.

«La CBC è un confronto di abilità», ha proseguito Leonardo Leuci. È il momento in cui testare e affinare le proprie capacità all’interno di un contesto stimolante. «La preparazione necessaria per competere eleva il livello professionale, spingendo i partecipanti a esplorare nuove tecniche e ingredienti. Purtroppo, non tutti riescono a migliorarsi, di sicuro però tutti ci provano».

Creatività e presenza scenica

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Ogni competizione stimola la creatività. Dal cocktail realizzato alla sua presentazione. «Il cocktail di D’Alessio aveva tutti i requisiti per vincere questa decima edizione perché era godibile e con lungo finish che richiamava il Campari. Ma la grande presenza scenica di Alessandro ci ha fatto sentire come se ci stesse ospitando nel suo bar, anzi come se fossimo a casa sua. Questa è una dote personale che è stata affinata dalla preparazione alla Competition, con un brief puntuale da parte di tutti, portando a una maggiore sicurezza personale da parte dei partecipanti, soprattutto del vincitore, che ha compreso bene fin dove poteva spingersi. Presentare un cocktail davanti a centinaia di persone, su un palco enorme come quello della Campari Bartender Competition, pretende precisione, preparazione e self control», ha proseguito Giulia Cuccurullo.

Della stessa idea, Giorgio Bargiani: «La presenza è una parte molto importante dello spettacolo. Alessandro era sicuro di sé, senza essere arrogante. Ha saputo osare con il suo cordiale, un extra rispetto agli ingredienti base richiesti, e ha vinto con un cocktail stiloso. Nel mondo del bar le opportunità te le devi creare e questa cocktail competition è un percorso guidato dal brand per chi è alla ricerca del suo next step. È una sfida di grande utilità perché non aiuta soltanto chi vince, ma fa capire a tutti quelli che hanno partecipato quali possono essere le guide linea di una gara, piuttosto che capire come si lavora con un brand”.

La Campari Bartender Competition rappresenta da anni una piattaforma ideale per i bartender che desiderano evolversi. Per chiunque abbia passione per la mixology e ambizione di eccellere è un trampolino di lancio straordinario. E la decima edizione, in questo, si è superata.

Immagini courtesy Campari Academy