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Cos’è il sotol, l’antico distillato messicano poco conosciuto

La storia, il gusto e i profumi del distillato considerato il cugino “di montagna” di mezcal e tequila che cresce su pendii rocciosi nel deserto di Chihuahua e Durango, a nord del Messico. Una curiosità, da una sola pianta si ottiene una sola bottiglia di sotol.

Sotol, spirito messicano

Il sotol, un nome il cui sound evoca il piacere di sorseggiare un drink in tutto relax, è un antico distillato poco conosciuto, considerato parente “povero” di tequila e mezcal, che nasce sotto il sole cocente del Messico settentrionale.

La pianta da cui nasce il sotol non è l’agave di tequila o mezcal

Anche se il sotol viene distillato dall’omonima pianta appartenente alla famiglia delle agavacee, non si deve pensare che l’arbusto da cui si realizza abbia qualcosa a che spartire con l’agave dei due principali distillati locali, tequila o mezcal.

La Dasylirion Wheelery, da cui si realizza questo spirit, è una pianta grassa perenne a crescita lenta che fiorisce solo dopo qualche anno tra la fine della primavera e l’estate, nelle regioni messicane di Chihuahua e Durango.

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Ben 15 anni di maturazione

Per raggiungere la sua più piena maturazione la Dasylirion Wheelery impiega invece ben 15 anni.

In quel lungo lasso di tempo, produce uno stelo che viene tagliato quando è ancora giovane per aumentare la produzione della sua linfa dolciastra.

La lavorazione

La pianta raccolta e tagliata viene privata delle foglie esterne e portata in distilleria. Qui, viene cotta in forni artigianali o al vapore. Nello specifico, la pigna viene cotta e schiacciata con macine a pietra al fine di estrarne il succo, che in un secondo momento sarà fermentato e distillato.

Giunto in bottiglia dovrà raggiungere la gradazione ottimale è tra i 55 e i 38 gradi. Tutto questo è regolamentato da un disciplinare. Nel 2002 il Messico ha infatti riconosciuto l’origine controllata del sotol autorizzandone la produzione in soli tre stati: Durango, Chihuahua e Coahuila.

Perché la pianta di sotol è la “spugna del deserto”

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E la storia del sotol è molto antica. Vera e propria spugna del deserto (come vuole la sua traduzione spagnola) la pianta di sotol cresce tra i 1.000 e gli oltre 2.000 metri sul livello del mare e, per gli abitanti di quelle montagne, è da sempre considerata l’unico sostentamento in caso di siccità quale perfetto “raccoglitore” di acqua.

Ma questo non è l’unico impiego dell’arbusto di sotol, di cui non si è mai buttato via niente. Mangiato cotto nella sua parte finale, nell’antichità veniva impiegato in più modi. Per esempio la fibra della pianta veniva utilizzata per la costruzione di frecce per la caccia oppure, intrecciata, diventava la tomaia per i sandali o una base per le stuoie.

Il sotol dei conquistadores

Ma è intorno al 1.200 d.C. che le popolazioni indigene iniziano a fermentare la Dasylirion Wheelery ricavandone una bevanda simile alla birra.

Sarà poi con l’arrivo dei conquistadores spagnoli e dei loro alambicchi che la distillazione del succo fermentato della pianta di sotol diventerà il nettare alcolico simile a quello gustato oggi.

Diversi tipologie di distillato

Consumato blanco o joven se viene fatto invecchiare in acciaio si chiama reposado, grazie anche a un affinamento di alcuni mesi in botti di rovere americano o barrique francesi. Mentre per ottenere l’anejo bisognerà attendere un invecchiamento di almeno un anno.