lion-s-tail-cocktail-storia-ricetta-coqtail-milano

Lion’s Tail, il twist gagliardo del Whiskey Sour

Della serie “chi non muore si rivede”, il cocktail Lion’s Tail ha passato alcuni decenni avvolto dall’oblio. È riemerso solo all’inizio degli anni Duemila, tornando popolare fra coloro che amavano le note aromatiche e speziale e che stavano cercando un’alternativa gagliarda al Whiskey Sour.

Lion’s Tail, la storia

La data di nascita del Lion’s Tail è sconosciuta, ma gli esperti ritengono che vada collocata durante il periodo del proibizionismo, negli Stati Uniti. Una supposizione sostenuta dal nome del cocktail. Deriverebbe infatti dall’espressione idiomatica “twisting the lion’s tail“, utilizzata negli USA per schernire i britannici facendo riferimento alla coda del leone che compare sullo stemma della casa reale.

A quanto pare i rivali d’oltreoceano non se la sono presa. Sicuramente non tanto da cancellare il Lion’s Tail dalla memoria collettiva. Infatti la prima menzione su carta stampata avviene all’interno del The Café Royal Cocktail Book, ricettario compilato da William J. Tarling e pubblicato nel 1937, a Londra, ad opera della United Kingdom Bartenders Guild.

In quel momento il cocktail incontra il gusto del pubblico e viene chiesto e richiesto con entusiasmo. Poi, a metà del XX secolo, si impone la moda dei tiki e lentamente il Lion’s Tail perde slancio. Gli storici della mixology ci informano che negli anni Ottanta è praticamente scomparso da ogni dove. Per un paio di decenni non se ne sente più parlare.

Il ritorno in auge

Tutto cambia nel 2004, quando Ted Haigh dà alle stampe Vintage Spirits and Forgotten Cocktails, dedicato appunto alla riscoperta di ricette perdute. Per riguadagnare popolarità, però, occorre una mano da parte dell’industria dei liquori.

Uno degli ingredienti del Lion’s Tail è infatti l’Allspice Dram, a volte chiamato Pimento Dram. Si tratta di un liquore tradizionale giamaicano prodotto a partire dal rum e dal pimento, con aggiunta di spezie locali. In bocca si sentono note di pepe e in misura minore di noce moscata, cannella e chiodo di garofano. E non è semplice procurarselo.

Nel giro di poco tempo nuovi produttori si fanno avanti e gli importatori rimediano alla mancanza. In meno di tre, quattro anni i cocktail bar di mezzo mondo possono agevolmente procurarsi tutto ciò di cui hanno bisogno. La rinascita del Lion’s Tail può avere inizio.

La ricetta del Lion’s Tail cocktail

Prepararlo è relativamente semplice: servono due parti di bourbon, mezza di Allspice Dram, mezza di succo di lime appena spremuto, un cucchiaino da tè di sciroppo di zucchero e due dash di angostura bitter.

Si mettono tutti gli ingredienti all’interno di uno shaker con del ghiaccio, si scuote per bene e poi si filtra all’interno di una coppa. Come guarnizione va bene una scorza d’arancia, ma non è obbligatoria.

Le note agrumate la fanno da padrone, quelle speziate e amarognole conferiscono un bel piglio, lo sciroppo amalgama ed equilibra. E tutto questo avviene senza coprire il gusto tipico del bourbon.

È una bontà, ed è parecchio forte: da bere con moderazione, possibilmente senza sbeffeggiare i britannici.