Dove andare a bere a Parigi? Al Divine, il cocktail bar che fa tendenza

Il locale di Nicolas Munoz, visto dalla barlady Sara Moudoulaud Lecoyer: “Il Divine è un posto effervescente, giovane e democratico nel prezzo”

A Parigi, la vita degli habitué dei cocktail bar è nomade, non inizia e finisce mai nello stesso posto. Come avviene nelle più importanti capitali che fanno tendenza.

Se vi fermate nella metropoli francese un giorno soltanto (o meglio una notte) saprete già che non potete perdervi una sosta al Candelaria o al Little Red Door, ma se desiderate uscire dai soliti circuiti del noto e conosciuto, ecco che l’effervescente creatività de La Ville Lumière si presenta anche nei locali indipendenti gestiti da veri personaggi di spicco.

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Luogo super affollato fino a tarda notte è il Divine che, scevro dalla grandeur e dallo stile alto borghese parigino, accoglie in Rue d’Hauteville gli estimatori dei drink più elaborati e i viaggiatori stanchi ma assetati di buoni cocktail.

Al comando di Divine c’è Nicolas Munoz, marsigliese figlio di ristoratori con un passato di studi classici e un master in legge. A fianco a lui, Sara Moudoulaud Lecoyer, già nota dietro al bancone del Bespoke e del Little Red Door, più un passato londinese come barlady dell’Artesian di Remi Savage.

Il Divine per Sara Moudoulaud Lecoyer

Credits Immagine Coqtail Milano

Sono tornata a Parigi per lavorare con Nicolas al Divine. Questo posto è come la mia famiglia, anche se i ritmi sono davvero intensi. Sia gli amici che i clienti affezionati, compresi quelli dell’altro locale di Munoz, il Bisou, non mancano mai. Come il passaparola tra i colleghi che dimostra quanto anche il mio impegno sia ben strutturato. Nicolas ed io ci siamo conosciuti quattro anni fa e da allora la sua fiducia in me mi ha reso più forte e indipendente. Devo ancora imparare tanto, ma sento che il cerchio ora è completo”, racconta Sara.

Perché andare al Divine

Lasciate in valigia abiti e atteggiamenti formali. Al Divine, aperto da maggio 2019, tutto il team vi accoglie in maglietta in un’atmosfera rilassata, easy, piacevole. L’arredamento gioca d’azzardo con i materiali, tra sedute in velluto e tavoli in marmo illuminati da una palla a specchi che rischiara le pareti sabbiate. 

Per animare la serata, la playlist anni ‘80-’90 suona i classici che danno un tocco retrò al locale. “Abbiamo voluto regalare un piccolo eden a chi voleva staccare la spina con il mondo esterno. Non a caso questo posto si chiama Divine e si trova a due passi da rue de Paradis”, prosegue la barlady.

Divine e la drink list “democratica”

Per entrare nel mood del Divine bastano poche coordinate: lasciarsi andare e rilassarsi. Poi i bartender fanno il resto.

“Il nostro goal è far sentire a casa il cliente. Qui entra in gioco la nostra ospitalità e la capacità di introdurre le persone nel mondo alcolico nel modo più naturale possibile. Parola d’ordine: democrazia. Anche nel prezzo dei drink”.

Tra i costi folli di Parigi, al Divine si parte dai 7 euro e si toccano al massimo i 13 euro.

I migliori cocktail al Divine

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La drink list è stata progettata con cura e abilità, i cocktail sono pensati nei minimi dettagli e perfettamente bilanciati. Se siete dei bon vivant fatevi tentare dall’Umami (grappa, barbabietola rossa e cioccolato amaro), i più riluttanti possono rompere il ghiaccio con drink meno impegnativi sorseggiando l’Adonisette (vermouth, sherry e assenzio).

Voglia di qualcosa di ultra sofisticato? Il Fleur (mezcal, saké e vermouth rosé). “Più che di tequila, a Parigi abbiamo sentito un ritorno del mezcal che ha dato slancio nella creazione di drink a base di sapori affumicati, piccanti e molto complessi”, prosegue la Moudoulaud Lecoyer. E poiché senza alcol non significa senza gusto, vi consigliamo di provare anche i mocktail à la carte.

Uno per tutti l’Essence, floreale e lieve con succo di barbabietola, fiori d’arancio, verjuice e acqua frizzante. Per chiudere la serata Divine…mente!

Credits Immagini Emilie Franzo