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Gin-Gin Mule, un cocktail d’autrice

Audrey Saunders ha fatto un sacco di cose buone, nella vita: una di queste è avere inventato il Gin-Gin Mule. È un cocktail e fin qui è facile. È anche un twist del Moscow Mule, con un tocco di Mojito. Soprattutto è stato un faro della cocktail renaissance newyorkese e un esempio del contributo che le donne hanno fornito alla storia della mixology.

La storia del Gin-Gin Mule

Siamo a cavallo fra XX e XXI secolo e nella città di New York un ristretto gruppo di persone sta sgomitando per imporre drink di qualità a consumatori abituati a bere maluccio. Audrey Saunders combatte la battaglia in prima fila. È particolarmente appassionata di gin e in questo senso rappresenta una voce solitaria: il grosso dei locali cittadini è dominato dalla vodka, non di rado scadente.

Quando Saunders apre il Pegu Club, nel 2005, lo fa con l’intenzione di trasformarlo nel portabandiera del gin. E il Gin-Gin Mule si afferma presto come il simbolo di questa crociata.

La genesi del drink

Il drink era stato elaborato qualche anno prima, osservando Dale DeGroff alle prese con un delizioso Mojito. Nel libro Un drink come si deve (2016) Audrey Saunders racconta di avere particolarmente gradito il contributo della menta e del lime all’equilibro complessivo del cocktail. Siccome “la mia sfida era di aiutare le persone a superare le fobia per il gin”, le cose si sono messe in moto. Il gradino successivo è arrivato pensando al Moscow Mule: non c’era niente di meglio che sostituire l’odiata vodka con l’amato gin.

Come suggerisce il nome Gin-Gin Mule, però, i gin sono due. Uno è il distillato propriamente detto, l’altro è la ginger beer, bevanda a base di zenzero. Tempo di aggiustare le proporzioni e di aggiungere un tocco dolce, e il drink era nato. Pronto per fare la sua parte nella cocktail renaissance.

La ricetta del Gin-Gin Mule

Un paio di premesse, prima di entrare nello specifico. Intanto, bisogna tenere a mente la regola base delle foglie di menta: quando una ricetta indica di lavorarle con il muddler, non bisogna mai strapazzarle troppo. Così si evita che rilascino indesiderati sapori amari. Con la gentilezza si ottiene tutto, insomma: con le maniere forti invece no.

Inoltre, Audrey Saunders utilizzava una ginger beer fatta in casa e non gassata: la ricetta è la medesima che indicata per il Jamaican Firefly. Il grosso dei Gin-Gin Mule che troviamo in giro è invece preparato con una bevanda gassata. Tanto che molti bartender suggeriscono di aggiungere un po’ di soda nel caso la ginger beer sia priva di bolle, allo scopo di non discostarsi troppo dal gusto ormai comune.

Ingredienti

  • 45 ml gin
  • 20 ml succo di lime
  • 20 ml sciroppo di zucchero
  • 25 ml ginger beer
  • 6 foglioline di menta

Procedimento

Inserire in un tumbler alto lo sciroppo di zucchero, il succo di lime e le foglie di menta. Lavorare delicatamente queste ultime con un muddler, poi aggiungere il ghiaccio a cubetti, il gin e la ginger beer. Mescolare con un bar spoon. Molte ricette consigliano l’uso dello shaker, con successivo filtraggio in un tumbler colmo di ghiaccio. Si tratta di una soluzione valida, ma forse un po’ troppo brusca per le foglie di menta. Meglio dunque seguire la lavorazione tipica del Moscow Mule o del Mojito, che avviene direttamente nel bicchiere.

Garnish

Un mazzetto di foglioline di menta.