Gli hard tea (o hard iced tea) non sono particolarmente diffusi in Italia, ma rappresentano una realtà piuttosto grande in altre parti del mondo e in particolare negli Stati Uniti. Molti indicatori economici suggeriscono che presto diventeranno popolari anche nel Belpaese.
Cosa sono gli hard tea
Ogni produttore ha la propria ricetta, ma alcune caratteristiche restano invariate. Un hard tea è una bevanda ottenuta mescolando tè (di solito tè nero) con alcol. Spesso si aggiungono aromi alla frutta e non è raro che entrino in gioco dei dolcificanti. Il risultato finale conserva sia i tannini sia il profilo aromatico del tè. Di solito è gassato, è servito freddo e ha una gradazione alcolica contenuta (tra il 4% e l’8%).
In linea di massima gli ingredienti di base provengono da coltivazioni biologiche, anche perché questo aspetto si è rivelato determinante per il successo commerciale.
Quando sono nati?
La nascita degli hard tea risale agli anni a cavallo tra XX e XXI secolo, negli Stati Uniti, e la prima affermazione commerciale su scala nazionale avviene nel 2001. Il quel momento l’idea era di proporre ai consumatori un’alternativa alcolica alle bibite gassate, puntando anche sulla qualità degli ingredienti di base e della loro lavorazione. Intuizione vincente, come testimoniato dal crescente apprezzamento di questi prodotti.
Perché gli hard tea piacciono ?
È sempre difficile identificare con chiarezza i motivi di un successo economico, ma tutti concordano nel dire che gli hard tea hanno acquisito una notevole fetta di mercato perché sono stati percepiti come bevande più salutari rispetto ai distillati, ai cocktail o alla birra.
Il basso contenuto alcolico ha aiutato, per quanto non possa essere considerato determinante rispetto alla birra. E ha indubbiamente giocato un ruolo essenziale il fatto che gli hard tea sono poveri di calorie, zuccheri e spesso sono privi di glutine.
È opinione diffusa che questo abbia generato interesse nella Generazione Z e nei Millennial, che hanno apprezzato un prodotto dal gusto naturale, facilmente trasportabile (è venduto in lattina) e con ingredienti relativamente sani.
Il successo negli Stati Uniti
Nel corso degli anni i rispettati analisti di IWSR hanno certificato un notevole aumento del mercato statunitense degli hard tea. Nella prima fase della loro vita l’incremento dei volumi venduti è stato del 25,9%. All’inizio degli anni Duemila si prevedeva un +46,4% entro il 2025 (sempre in volume), e solo nel 2024 si è registrato un +31%.
Il successo nel resto del mondo

Gli esperti di Fact.MR aggiungono ottimismo. In base alle loro proiezioni il mercato globale degli hard tea raggiungerà 4,6 miliardi di dollari entro la fine del 2025, per poi raddoppiare nei dieci anni successivi, giungendo a quota 9 miliardi nel 2035. Il tasso di crescita annuo composto sarà pari al 7%.
Tutto questo, sostengono a Fact.MR, sarà accompagnato da una transizione verso prodotti sempre più salutari e da una filiera sempre più green. E se finora la fortuna degli hard tea è stata trascinata dagli USA, e in seconda battuta da Canada e Regno Unito, nei prossimi anni inizieranno a farsi notare anche altri mercati.
Nel decennio 2025-2035 è atteso un forte incremento in Europa, con un tasso di crescita annuo composto del 7,2% nel Regno Unito, del 6,8% in Francia, del 6,5% in Germania. Significative anche le percentuali di Giappone (6,7%), Corea del Sud (7,6%), Cina (9,1%), e del binomio Australia-Nuova Zelanda (7,8%).
La situazione in Italia
Allo stato attuale il mercato italiano è una landa relativamente vergine e tutta da conquistare. Secondo Fact.MR le premesse consentono di ipotizzare, sempre dal 2025 al 2035, un tasso di crescita annuo composto pari al 6%.
Le principali linee di penetrazione del mercato saranno due. La prima è relativa al turismo, che gioca un ruolo importante nell’industria nostrana del food and beverage. Soprattutto nelle grandi città turistiche (Fact.MR cita esplicitamente Milano, Roma e Firenze) la presenza degli stranieri porterà a un aumento dei consumi di hard tea. Sostanzialmente: consumatori già abituati a questo prodotto lo chiederanno.
La seconda strategia di penetrazione è già in essere: si tratta di realizzare bevande con botaniche del Mediterraneo e con tè nostrani, in modo da proporre ai consumatori prodotti che abbiano un gusto famigliare e insieme nuovo. La scommessa è che questo approccio possa avvantaggiarsi della cultura dell’aperitivo e nel contempo faccia breccia nei più giovani, che guardano con interesse al settore low alcol.
Immagini credits Julie Couder x Coqtail, location Dry Milano – Riproduzione vietata